Non è detto che la cosa peggiore che ci possa capitare sia quella che alla fine ci procurerà i danni più duraturi



Ieri, facendo la spesa alla Coop, non ho trovato il mio shampoo preferito. Non ci volevo credere: sono rimasta imbambolata per non so quanti minuti di fronte allo scaffale, ripercorrendo con lo sguardo attonito tutti i flaconi colorati, uno per uno, senza scorgere quello che cercavo.

Mi sono guardata intorno per protestare, ma in quel momento non c'erano commessi a raccogliere la mia accorata lamentela passivo-aggressiva.

Ombretta e la crisi

Ombretta dà SEMPRE buca al primo appuntamento. Devi fissarci almeno due volte se la vuoi beccare.
Ombretta millanta sempre emergenze incredibili.
- Allora ci vediamo dopo?
- Ahhhh, giàààà.... nooo.... oddìo oddio oddìo.
- Che è successo? (Ci casco ogni volta)
E giù tragedie stocastiche a scopo perculatorio.
Sua figlia va dal medico d'ugenza almeno una volta ogni due mesi.
- Purtroppo dobbiamo rimandare l'appuntamento, lo so è l'ultimo minuto, ma alla bambina hanno trovato... oddìo, non ce la faccio nemmeno a pensarci... la porto dal medico e ti richiamo... ciao ciao ciao.

Si chiama "tecnica Mascetti", la conosciamo tutti.:

Fenomenologia dei pensieri negativi che mi (ci) accompagnano passo passo, giorno per giorno



Sto cercando di occuparmi il più possibile del mio benessere. Dopo una certa età queste cose diventano molto importanti. Adesso per me è tutto un fare attenzione alle energie, alle negatività, alle persone troppo "needy", come dicono gli americani che in quanto all'esaltazione delle prospettive individuali sono maestri indiscussi.

Godetevi anche questi 60 euri e ciao

Oggi il babbo mi ha accolta al consueto pranzo domenicale annunciandomi gongolante che dovrò pagare il canone RAI anche se non ho la tv.
«Non è giusto, babbo.»
«Saranno una sessantina di euro all'anno e li prenderanno dalla bolletta dell'Enel. Dalla bolletta di tutti, capisci?»
«Ho capito, babbo, ma non è giusto. Io non ho la tv, vado a vedere Real Time dagli amici, lo sai. E poi i programmi della RAI non mi piacciono. Sono identici a quelli di Mediaset, pubblicità compresa. Perché dovrei avere il desiderio di guardare quella roba?»
«Chi se ne frega di quello che fai te. Piuttosto pensa a tutti gli evasori che se dio vuole d'ora in poi dovranno pagare.»
Poi mio padre ha fatto un elenco -in effetti piuttosto lungo - di persone che conosce che non pagano il canone, ma che hanno la tele a casa. Da adesso, volenti o nolenti, glielo prenderanno dalla bolletta della luce e lui pagherà di meno proprio perché pagheranno tutti.
Io invece sborserò dei soldi per qualcosa che non possiedo e non ho mai usato in casa mia (almeno negli ultimi dieci anni) e perciò che non mi dà alcun beneficio.
Non ho aggiunto altro; a quel punto avevo negli occhi un caleidoscopio sbrilluccicante con le facce frollate di: Giletti, Pippo Baudo, la Parietti, Amadeus... tutti che ridevano puntadomi il dito contro.
Solo un piatto di tortellini in brodo avrebbe potuto guarirmi da quelle allucinazioni perverse. E così è stato.
Abbiamo pranzato a televisione spenta.
Adesso, prima della sonnolenza postprandiale (a cui purtroppo non posso dare soddisfazione perché tra poco vado a lavorare), do un'occhiata veloce a quello che offre hic et nunc il palensesto RAI.
E ci trovo: sul primo canale una gara di automobili. Sul due invece c'è l'inspiegabilmente longevo Quelli che il calcio. È un programma dalla tristezza suprema, sempre condotto da un presentatore con la voce insopportabile (la Simo, la Cabello, questo di adesso di cui non ricordo il nome), che ha per protagonista il campionato di serie A. In realtà il programma consiste nel parlare il meno possibile delle partite di calcio in atto, senza mai far vedere agli spettatori nemmeno un secondo di gioco*. Nel contorno i commenti allucinati e continui di una mandria di gente proveniente dal più infimo sottobosco periferico dello spettacolo, gente che sbarca il lunario in questo modo. E d'ora in poi pagati anche da me. Infine su la rossa** RAI 3 una televendita di prodotti sanitari.
Beh, vado a lavorare.

* per questo ci sono i canali a pagamento:cacare il lesso e vedere le partite di calcio senza altre bischerate da pezzenti.
** magari.

Il drone che volava sulla campagna toscana per eludere i recensori di Trip Advisor

Guardo un'altra volta le immagini della facciata secolare, screziata dal sole d'estate.
L'inquadratura sale in un crescendo di velocità, finché la villa scompare e al suo posto spuntano le colline.
Cipressi, ulivi, ville, un campanile in lontananza.
Il campo di ripresa percorre filari di viti, campi morbidi, cavalli che galoppano su un prato.
Poi una zona industriale: capannoni, furgoni, un parcheggio.
«Questo lo tagliamo» dice con disappunto.

La p.o. della Provincia di Solcazzo

Cerco di essere criptica a questo giro.
Ma c'ho la necessità dello sfogo.
Perché i miei post come questo qui sotto, sono davvero tanto più blandi rispetto alla cruda realtà delle cose.
Ieri, per esempio, mi sono trovata nel mezzo di una fiera affollata e afosa all'inverosimile, col mio referente dalla Provincia di Solcazzo (inutile dire quale, non è il punto del post) che mi ha comunicato l'orario sbagliato e ha dimenticato di lasciare spazio per il tema da affrontare.

La teoria della classe disagiata - recensione + flusso di coscienza

  Ho finito di leggere La teoria della classe disagiata di Raffaele Alberto Ventura, edizione Minimum Fax. Una lettura che mi ha messo addo...