30 luglio 2014

Scena del Crimine*


Ho passato una nottata insonne. C'era qualcuno là fuori che mi spiava. Sentivo continuamente rumori strani, ramoscelli spezzati, un frusciare sinistro di foglie secche, e ho avuto paura paura tutte le volte che sono andata in bagno.
Mi sono svegliata più volte nel buio, col cuore in gola impazzito come quello di un criceto sulla ruota.

Alla fine un rumore più forte degli altri mi ha fatta sobbalzare. Ho acceso la luce anche se era già giorno.

10 luglio 2014

Note per scrittori principianti: conversioni e recupero istantaneo dell'ispirazione perduta



Mi aggiravo per uno SMAU microscopico (un padiglione solo alla Fortezza da Basso), stand minuscoli tipo cabina telefonica, molte novità e workshop interessanti e anche una bella quantità di fuffa tecnologica che mi piace molto. Insomma, mi aggiravo tra gli stand in attesa del workshop successivo, guardandomi intorno malinconica e riflettendo, seriosa, su quanto si faccia sentire il coma farmacologico di DADA nell'IT cittadino.

A un tratto una voce alterata emerge dal brusio naturale della fiera, gridando: "...inutile sparar cazzate, bisogna andare al sodo: CONVERSIONI. Mi segui? CON-VER-SIO-NI."

A seguire, il rumore di risucchio di saliva, tanto osceno quanto familiare.

Un brivido lungo la schiena. Mi sono girata guardinga e l'ho visto da lontano.
Dopo quasi due anni.

Vestito come uno che ha lo yacht di trenta metri pronto a salpare dietro l'angolo, stava illuminando di "marketing & sapienza" il buon vecchio e a questo punto fedelissimo Carlo Gustavo.

Eppure sicura che il vecchio staff l'avesse sfanculato in blocco. Ci siamo sentiti all'epoca. Tutti l'avevamo mandato a quel paese. Ora che ci penso: tutti tranne... Infatti.

Carlo Gustavo era lì che pendeva dalle sue labbra. E tutte le volte che li ho incrociati nel corso della mattinata erano sempre a parlare tra loro. O meglio: uno gridava e l'altro annuiva.

Non mi sono stupita di vederlo in forma smagliante, mi sono stupita di trovarlo a piede libero. Sì, perché io lo facevo in galera, come minimo.

Invece no, eccolo lì, abbronzato e conciato da capitano alla fonda a Capri.

L'azienda non esiste più, è sparita anche da Google, mi pare giusto. Forse ne ha messa su un'altra, nel frattempo. Forse è proprio Carlo Gustavo il prestanome, a questo giro.

Ancora brividi lungo la schiena e nausea.

Non l'ho salutato, non ce l'ho fatta. Sapevo che anche scambiare un "ciao come stai" mi avrebbe rovinato la giornata.

Questo tizio mi ha fatto venire un mezzo esaurimento nervoso. Questo tizio mi deve un mucchio di soldi. Questo tizio è un cazzaro di prima categoria. Questo tizio è il protagonista di un racconto lungo, che ho scritto a più riprese, solo per sfogarmi e giusto l'altro ieri pensavo di rimetterci mano e finalmente pubblicarlo su Amazon

L'ho preso come un segno del destino. Stasera attacco a scrivere la REV definitiva, quella della pulizia, quella dei tagli netti.

04 luglio 2014

La nemesi della palla del Verrocchio e l'ennesima sfumatura di editoria fai da te (sulla crisi economica e di mezza età: alternative al venditore africano di libri)

-...sa, sono claustrofobica. Che dice, secondo lei è il caso salire fin lassù? Come le ho detto, io ci tengo molto...

Mi squadra dalla testa ai piedi. Indossa un completo blu col distintivo dell'Opera del Duomo. Sono sicura che stia valutando con terrore l'ipotesi di trascinare la mia mole importante (svenuta o in pieno attacco di panico) giù per il cunicolo di scale affollato di turisti sudati. In fondo gli ho appena detto che non voglio morire senza essere mai salita sulla cupola della mia città. Mi pare un desiderio legittimo.

- No signora. Credo che sia meglio che lei non salga in cupola - dice infine.

Lo sapevo, diocristo.

- Meglio aspettare l'inverno, quando ci saranno meno turisti. Glielo consiglio. Viene una mattina presto... sì ecco, le consiglio di venire la mattina presto - aggiunge.

- Allora ritorno, diciamo, a fine Gennaio 2015 - dico io, improvvisamente di ottimo umore.

Sono sollevata. A parte la claustrofobia fa un caldo tremendo, non è che muoia dalla voglia di scarpinare fino a lassù; alzo gli occhi, ma dal sagrato non si vede il cupolone.
Posso solo vedere il campanile di Giotto. Ma quello non mi fa gola. Neanche un po'. "Tecnicamente", infatti, ci sono già stata. Ero piccola, mi ci portarono i miei genitori.

È la conquista della cupola che mi manca.

Saluto il tizio e mi allontano velocemente perché ho fretta. Spingo la bici a piedi per far prima: c'è troppa gente per pedalare. È il momento della capatina alla Feltrinelli. Ho sempre una tabella di marcia da rispettare, anche quando vado a fare un giro per conto mio.

Mentre allucchetto la bici alzo gli occhi. Il cupolone pullula di visitatori. Maledetti.

Certo che potrei... mi immagino nel cunicolo dentro alla cupola e mi manca il respiro. Allora ne riparliamo a Gennaio 2015

Poi mi incanto ad osservare quei bruscolini che si muovono lassù. Se chiudessi gli occhi mi addormenterei qui ed ora.

- Mi scusi non l'avevo vista - dice urtandomi
- Si figuri. Ehi, ciao ragioniere!
- Guarda chi c'è, ciao!

È in maniche di camicia, la cravatta allentata, coi vestiti stazzonati. Ha delle frittelle di unto sotto il colletto e una macchia di terra sui pantaloni, nonostante lavori in uno studio commerciale tra i più importanti di Firenze.
All'improvviso ricordo: è estate, sua mamma è al mare fino a settembre. Si abbrutisce sempre.
In mano tiene un borsone di nylon scuro. Sembra molto pesante.

- Sei mai stato sul cupolone? Gli chiedo a bruciapelo.
- Certo, l'ultima volta è stato l'anno scorso: ho accompagnato degli amici di San Benedetto del Tronto in visita...

Cazzo, lo odio. Cambio argomento.

- Come stai?
- Tutto ok, ho fatto un salto alla Posta e adesso ritorno in studio.
- Io invece sto andando alla Feltrinelli.

Si blocca, mi scruta per un attimo, poi appoggia a terra la borsa che si apre, lasciando intravedere decine di libretti. 

- Che roba sono? - Gli domando,  incuriosita da quei fascicoli color ocra con copertina plastificata.  A occhio e croce un'ottantina di pagine ciascuno.

Ne prende uno e me lo passa. Poi dice:

- L'ultimo romanzo della Samantha.

Leggo il titolo: Colazione da Paszkowski di Samantha Gioli. Sotto una foto in bianco e nero (filtrata con effetto Instagram) di una mano femminile, con enormi unghie finte, che tiene tra le dita una sigaretta accesa. Al polso un bracciale con le lettere "Sam" in oro e brillanti. Fuori fuoco si intravedono anche una tazzina da caffè con il bordo sporco di rossetto, una moleskine aperta e una scritta con calligrafia macroscopia e infantile: "ora basta. da adesso penso a me!!!". Tre punti esclamativi e il me sottolineato più volte.

Rabbrividisco.

- Ma brava Samantha - riesco a mormorare. 

- Sì - dice lui, cambiando il tono di voce. - È scritto bene. Sono dialoghi tra amiche che abbiamo unito e fatti diventare romanzo. Tutti i giorni si ritrovano da Paszkowski per fare due chiacchiere nella pausa pranzo.

Un brivido gelido mi scorre lungo tutta la schiena. Gli lancio il libro, come se fosse fatto di lava incandescente.

Solo in quel momento noto la scritta: "Edizioni Avalon 3000". Ok, sono una stronza.

- Cavolo, ha trovato un editore. Buon per lei - dico perplessa. 

Stento a crederci, ma devo arrendermi all'evidenza: la Gioli non è così torsola come ho sempre creduto.

- Ehm, non esattamente - aggiunge il ragioniere, orgoglioso.

- Che vuol dire non esattamente?

- Sono io "Avalon 3000". 

- ...

- Io sono il curatore di questo volume. Vedi? Ho scritto l'introduzione.

Mi mette davanti al naso la quarta di copertina, in Verdana bold. Si schiarisce la voce:

- È un testo che si presta a più livelli di lettura, la Samantha ha questa sensibilità tutta femminile, di cogliere le piccole situazioni del quotidiano, come le confidenze tra ragazze al tavolo di un bar. Un sex and the city contemporaneo e in salsa nostrana, un po' meno compiacente verso quel mondo patinato newyorkese che in effetti non ci appartiene. Sono racconti piccoli e intimi, ci accompagnano in punta dei piedi nella vita di tre ragazze fuori dal comune. Gli amori, l'amicizia tra donne, la vita in genere. È una scrittura autobiografica, nata dopo un periodo di crisi e introspezione, un leggersi dentro che...

Le parole del ragioniere sfumano sullo sfondo della corteccia cerebrale, mentre torno a fissare la cupola. La gente continua a pullulare in vetta. Loro non hanno idea di chi sia la Sam Gioli. Li invidio.

Senza alcun preavviso, un fulmine squarcia il cielo e colpisce la palla del Verrocchio che si stacca all'istante e precipita urtando la cupola. Rumore di tegole che cadono a terra. Poi la palla dorata sparisce dietro la cattedrale e dopo un boato tremendo rimbalza di nuovo in alto, descrivendo parabola sopra i tetti. La perdo di vista, ma sento un altro boato e poi ancora un'altra parabola pazzesca finché la palla si schianta nel dehors di Paszkowski, mandando in frantumi l'arredo conforme ai parametri di decoro cittadino imposti dalla giunta comunale.

- Scusa ragioniere, come "ragazze"? La Samatha ha la mia età, anche di più - dico infine, interrompendolo.

- Ti interessa? Solo otto euro. Costerebbe dieci, ma ti faccio lo sconto. È una lettura importante... - dice il ragioniere.

- No guarda, non mi interessa e poi sto andando alla Feltrinelli proprio adesso, te l'ho detto. 

- Ecco, invece di comprare alla Feltrinelli le "solite cose", se prendi questo aiuti una "giovane casa editrice". Ho anticipato io le spese di pubblicazione...




30 giugno 2014

Lezioni di stile: "Progetto Elvira" di Tommaso Labranca


Ieri sera, mentre la bomba d'acqua* si abbatteva su Firenze, lasciando casa mia al buio, non me ne sono curata più di tanto; munita di torcia elettrica, ho divorato* per l'ennesima volta Progetto Elvira, dissezionando Il Vedovo.

Il pretesto per questo saggio monografico di Tommaso Labranca è stato un remake cinematografico de Il Vedovo che ha fornito all'autore lo spunto per l'analisi, anzi la dissezione accuratissima della pellicola originale del 1959, diretta da Dino Risi e interpretata da Alberto Sordi nella parte di Alberto Nardi.

27 giugno 2014

Crocifissi a tutti i costi che fanno rimpiangere i bei vecchi tempi delle nozze celtiche del Pota


A Padova il sindaco leghista, Massimo Bitonci, impone il crocifisso negli uffici pubblici e dichiara perentorio: "ora in tutti gli edifici e scuole un bel crocifisso obbligatorio regalato dal Comune. E guai a chi lo tocca".

Finalmente in questo paese disastrato, c'è qualcuno che ha in testa delle priorià chiare, deciso ad arginare con piglio pragmatico l'ondata saracena.

19 giugno 2014

Che spettacolo! Diario di una festa cittadina.


Camminiamo veloce, non vogliamo perdere lo spettacolo.
Ci hanno detto che canterà Bocelli, in riva all'Arno.
O forse proprio sull'Arno, su una di quelle strane piattaforme che sono già in acqua, non abbiamo capito. E in fondo non è che ci freghi un granché di Bocelli, ma lo spettacolo non ce lo vogliamo perdere. Trattasi dell'illuminazione del Ponte Vecchio, nuova di zecca. Una cosa spaziale, a quanto dicono, anche iper-ecologica, frutto di un mecenatismo per nulla ostentato, da signori veri*.
Le spallette dell'Arno sono tutte gremite. La gente si accalca per vedere, nessuno sa in che cose consisterà lo spettacolo. Leggende urbane prendono vita e si estinguono come lacrime nella pioggia. Delle ragazze ci chiedono se davvero ci sia Piero Pelù che si esibisce. Non ne ho idea, anche se spero di no. La mia amica spiega con entusiasmo che sa solo che ci sarà Giancarlo Giannini tra gli ospiti vip. Le ragazze non hanno idea di chi sia Giancarlo Giannini e ci guardano strane.

28 maggio 2014

Il candidato



Luciano si guarda intorno spaesato. Sembra che non sappia dove si trova.

È casa sua.

Sua moglie Antonella ci fa accomodare in salotto. Lui la segue con lo sguardo a terra.
C'è una tv ultrapiatta.
Quarantotto pollici, dice lei.
Luciano è quasi in trance. Si riprende un po' solo quando inizia a supercazzolare di hd, pixel antani, risoluzioni, digitale e dolby surround.

Siamo stati convocati con urgenza ansiogena dai due. Non sappiamo perché. Sono stati misteriosissimi al punto che ho sentito puzza di Amway.
Però adesso li vediamo proprio male: stressati, tirati, gonfi. Lui ha uno sfogo sulla tempia. Ho paura che gli sia successo qualcosa di brutto. L'altro ospite pensa la stessa cosa. Siamo a disagio, li conosciamo bene, ma in fondo non sono così intimi.