12 aprile 2014

Il George Clooney fiorentino dell'arte*

Il nuovo film di e con George Clooney, "Monuments Men", mi ha fatto tornare in mente un post che scrissi nel lontano 2006 su un luogo a Firenze che amo particolarmente: la casa-museo di Rodolfo Siviero, al pian terreno del villino del Poggi, sul Lungarno Serristori (a cinquanta metri dalla Porta San Niccolò** e di fronte alla spiaggetta delle pantegane, per intendersi) e tenuto aperto grazie al volontariato degli Amici dei musei, che gentilmente e gratuitamente sono a disposizione dei visitatori***. Rodolfo Siviero è stato un personaggio interessantissimo, di quelli che pensi subito: ma perché non ci avranno ancora fatto un film?  Durante la Seconda Guerra Mondiale era un agente segreto, dopo l'8 Settembre del '43, si unì alla Resistenza e costituì, qui a Firenze, un'organizzazione per cercare di impedire i saccheggi delle opere d'arte da parte dei nazisti
A guerra finita, la sua organizzazione si convertì in "Delegazione per il recupero delle opere d'arte del Ministero degli affari esteri" e Siviero riuscì a riportare in Italia centinaia di opere che erano state trafugate dai nazisti durante gli anni del conflitto.
Rodolfo Siviero era un grande amante e intenditore di arte e appassionato collezionista. Nel corso della sua vita ha messo insieme una bella collezione di opere di "tutti" i periodi: dagli etruschi fino agli artisti italiani Moderni, che oggi si possono vedere nella sua casa-museo.
Appena si entra l'attenzione cade subito sulla grande scultura lignea quattrocentesca raffigurante San Rocco, il protettore degli appestati, intento a sollevarsi le vesti per mostrare il bubbone della peste. 
Si possono vedere alcune opere di Giorgio De Chirico, di cui Siviero era amico e a cui diede aiuto per sfuggire alle persecuzioni nazi-fasciste poiché la seconda moglie di De Chirico era ebrea. C'è un autoritratto di De chirico vestito da torero, e solo per quello vale la pena fermarsi per la visita.
A me Sieviero è sempre rimasto simpatico, specialmente perché era un single convinto, che non si sposò mai e che dormiva in una stanzetta piccolissima al pian terreno del villino, ma dotata di due uscite di emergenza, per scappare in caso d'incursione fascista o nazista.
Fu uno dei tanti antifascisti che venne torturato dalle milizie fasciste a Villa Triste e poi diventò ministro della Repubblica, nominato da De Gasperi (comunque tutta la biografia è su Wikipedia), con l'incarico speciale di recupero delle opere d'arte trafugate dai tedeschi.
Passando di lì credo che valga la pena entrare a vedere la casa, che è molto bella e fiorentina e poi ci si respira un'atmosfera d'altri tempi, davvero piacevole e suggestiva.



* Remake del post "Il James Bond dell'arte" pubblicato sul vecchio gattasorniona @splinder il 02/03/2006.
** Qui scatta la malinconia: infatti nel post originale avevo scritto "vicino al Caffè la Torre" che adesso non esiste più.
*** Questo non so quanto sia ancora vero: stamani c'erano due tizi in uniforme da usciere, due per sorvegliare tre o quattro stanze in cui, purtroppo, non c'è quasi mai nessuno.

09 aprile 2014

Fenomenologia dell'amico artistoide

L'amico artistoide è molto impegnato, ha un'opinione articolatissima su qualsiasi argomento, specialmente quelli su cui è poco ferrato. L'amico artistoide ha superato la cinquantina, ma si comporta come se fosse ancora nei vent'anni e la maggior parte dei suoi amici sono ancora studenti. L'amico artistoide infatti frequenta il collettivo degli studenti e partecipa ad alcune iniziative, anche se poi li critica perché, secondo lui, sono poco incisivi. Invece ai suoi tempi...
L'amico artistoide, come se nulla fosse, chiama sei volte di seguito sul cellulare in orario di lavoro (il tuo). Quando lo richiami preoccupata che sia successo qualcosa di grave, lui dice scocciato: "no, no, niente volevo solo he tu mi girassi quell'email, quella con la foto di Tizio che ti mandai l'anno scorso... bla bla bla". Poi si inacidisce se non ti ricordi di che sta parlando e gli dici che sicuramente hai cancellato l'email a suo tempo.
L'amico artistoide ha vissuto due anni a Londra, ormai quasi trent'anni fa. Tuttavia continua a parlare usando una quantità spropositata di parole in inglese, confondendosi continuamente con la sintassi italiana.
L'amico artistoide non ha mai lavorato in vita sua. Vive di rendita: cinque o sei appartamenti affittati in città, però non ha mai un soldo in tasca e ha un braccino corto leggendario. Si lamenta sempre di come sia tutto troppo caro, ché quando c'erano ancora le lire...
L'amico artistoide è indignato perché in Italia il "lavoro intellettuale" non è rispettato (in effetti ciò è vero per TUTTI i lavoratori), ma poi storce la bocca e s'offende se l'amico avvocato gli manda una parcella onesta per una bega con un affittuario che gli ha risolto in quattro e quattr'otto.
L'amico artistoide non chiede mai "quanto costa?" ma poi ha crisi di panico isterico al momento del conto: di qualsiasi conto, anche una spremuta di arance al bar.
L'amico artistoide ha litigato a morte per motivi oscuri con l'amico frikkettone*: se c'è uno non c'è l'altro e questo ci fa piacere.
L'amico artistoide una volta ha confessato di essersi pentito dei tatuaggi che ha addosso, specialmente di quella specia di corona maori intorno al bicipite che adesso ha perso tutto il tono muscolare.
Spero che l'amico artistoide non sia tra i lurker che conosco e che leggono questo blog (mi scappa da ridere)**. Credo di no perché odia la tecnologia che reputa inutile e alienante: il computer, internet e i social media li usa solo per auto-promozione (=spam).
L'amico artistoide compra il Manifesto e vota il Movimento Cinque Stelle. L'amico artistoide segue la dieta Dukan dicendo che si tratta di un metodo americano e glissando se gli si fanno domande specifiche. L'amico artistoide espone sempre gli stessi quadri in vari locali in città e si offende a morte se salti un'esibizione dicendo che tanto hai già visto i suoi lavori. L'amico artistoide fa anche delle performance di danza orientale che si autoriprende e pubblica su youtube, contando in modo spasmodico gli accessi e inviando email che annunciano ogni nuovo video: "strano solo dodici visualizzazioni, eppure ho mandato l'email a più di centoquaranta persone..."




* L'amico frikkettone era una presenza costante del vecchio blog, adesso ne rimangono tracce solo nell'ebook: "Gattasorniona The Anthology" (scaricabile gratis).
** Col tempo i lettori che mi conoscono sono aumentati; tutti lurker che poi mi scrivono in privato e che, lo ammetto, troppo spesso limitano gli argomenti di cui ho voglia di parlare qui. Forse dovrei cominciare a fregarmene di più.

05 aprile 2014

Ovaie sfrangiate

Il bestemmiatore lapidato (da wikip.)
Sono incartata su un paio di post che ho cominciato a non riesco a finire. Argomento: libri che ho letto e che mi sono piaciuti. Consigli di lettura, ecco. Ho un paio di cosette che mi hanno fatta godere e che ci terrei a segnalare. Piano piano sto mettendo insieme un paio di post.
Purtroppo - è uno dei miei tantissimi limiti - ho difficoltà a raccontare le cose che mi sono piaciute. Mi sento più a mio agio a scrivere di esperienze negative, specialmente se hanno dei risvolti paradossali o grotteschi, non so perché. Ci fosse uno psichiatra all'ascolto e avrebbe voglia di spendere due parole, beh, è il momento giusto. Tra l'altro scambiando opinioni tra blogger mi sono resa conto di essere in buona compagnia, quindi sarebbe anche un servizio collettivo.
Così il post di oggi è sul nulla, però mi serve a stemperare un po' di depressione "da ritorno" che mi sta affliggendo. Infatti sono stata all'estero per pochi giorni e adesso mi trovo nella fase immediata del post-rientro col cuore in quella città del nord Europa dove tutto sembra funzionare meglio e dove la vita è senza dubbio più tranquilla e stimolante che da queste parti. Giornate belle di cui non racconterò quasi niente per i motivi di cui sopra.
Mentre ero a visitare luoghi in cui non ero mai stata, mi ha telefonato la commercialista per informarmi che ho un debito con i miei datori di lavoro di 20 euro (non direttamente con loro, ma la faccio breve). Si sono lamentati? No, il problema non sono loro, è lo Stato italiano, se non risolvi la faccenda, ha detto. Altrimenti l'anno prossimo ti ritroverai alle prese con una grana burocratica di quelle rognose, che potrebbe evolversi in chissà che, non vale la pena per soli 20 euro. Allora ho distolto lo sguardo da tutta quell'Art déco che mi riempiva la vista ed ho moccolato con la solita fantasia toscana, ché in questi casi è l'unica cosa che mi fa stare meglio. Poi ho chiamato il lavoro e, naturalmente, mi hanno detto chi se ne frega, la prossima volta metti in conto 20 euro in più e via... Lo so, ma per correttezza, vi devo avvertire. Poi ho moccolato ancora e ho ritelefonato alla commercialista che ha detto ok ma è meglio che tu passi in settimana da qui, tanto ritorni a Firenze a breve, vero? Vero, ho risposto moccolando ancora, ma questa volta sommessamente.

23 marzo 2014

Defenestrare il manigoldo


Ci sono dei momenti in cui penso di aver sbagliato tutto nella vita. Sono attimi brevi per fortuna, che concludo sempre pensando che forse mi ci vorrebbe un mentore per imparare a vivere come si deve. Credo di averlo trovato. Pardon, trovata.
Ennesima partita Fiorentina Juventus, la città si spopola come in Fantozzi. È l'occasione giusta per uscire, Firenze diventa improvvisamente tranquilla e vivibile, il momento propizio per andare a cercare gli eventi più interessanti. E la città non delude (alla faccia di chi dice che Firenze stia morendo): infatti alla libreria IBS di via Cerretani la marchesa Daniela del Secco d'Aragona, diventata famosa per aver partecipato al reality on the road "Pechino Express" in coppia col suo maggiordomo, presenta il suo libro "Come diventare Marchesa ed esserlo in tutte le situazioni della vita". Già il titolo promette bene, dà l'idea della nobiltà acquisita in seconda battuta e furbescamente ci include tutti nel magnifico mondo del sangue blu. Poco importa che nel nostro paese la nobiltà non sia più riconosciuta dal '48, ma in fondo chi se ne frega.

19 marzo 2014

Petites tortues


La voce si avvicina. Esternalizzare, dice. Espandersi verso nuovi mercati, ribadisce. Lo riconosco subito. Adesso però è niente di più di un rappresentante.
Ci salutiamo, è da noi per lavoro, cerca di piazzare una fornitura di non so che cosa, deve parlarne con il geometra che infatti lo sta aspettando.
L'ultima volta che ci siamo visti è stato anni fa, nel parcheggio della ditta in dismissione. Aveva raccontato, lagnoso, che era stato costretto a chiudere tutto, se fosse stato per lui invece... Era nella merda, che non potevo nemmeno immaginare quanto; aveva perso il sonno e la salute. Io sono il più precario di tutti qui dentro, aveva trovato il coraggio di dire. Poi con uno scatto chimico era salito sulla BMW sportiva provvista di ogni optional possibile, ed era sgommato verso le colline.
Invece io avevo caricato il mio sacchetto di effetti personali sullo scooter ed ero andata via dalla parte opposta.
Adesso non ce l'ho con lui, è passato tanto tempo e poi la scrittura mi ha aiutata a razionalizzare e sfanculare. Il blog ha una sua utilità terapeutica, lo dico sempre. E dopo ho incontrato di peggio, ma questa è un'altra storia. Tuttavia non ho dimenticato: so perfettamente chi ho di fronte. In fondo è anche simpatico, a guardarlo bene mi ricorda una tartaruga o una lucertola. Un rettile innocuo, ecco.
Aspetta che il geometra finisca una telefonata, è deferente, ascolta tutti, finge di essere interessato. Il geometra propone un sopralluogo nello scantinato. Lui lo segue, è contento di vedere lo stabile, dice. Ritornano dopo un po', il geometra lo precede veloce, lui parla e propone. No, no, lo stoppa il geometra, si farà così e cosà conclude. È un osso duro il geometra, non lo infinocchi facilmente, mi piace.
Mi saluta con affetto improvviso, è stato contento di vedermi. Non so perché ma gli credo. Esce sorridendo. Ci rimettiamo a lavorare in silenzio.
"Cazzo, il tuo amico mi ha fregato la penna" esclama il geometra dopo un po'.
"Sei fortunato che ti abbia fregato solo quella" rispondo.
Tutti ridono.
Caffè.

07 marzo 2014

Il boss degli psicopatici

Alto, leggermente gobbo, capelli grigi, prossimo alla vecchiaia. Nel complesso floscio. È teso, parla velocemente, butta gli occhi al cielo, sbuffa in silenzio, dice sì sì senza aver ascoltato. Risponde con sufficienza al saluto, mentre mi accomodo in attesa del mio turno. Lui va alla scrivania, parla al telefono, ancora sbuffi esagerati e sguardi al cielo. Ci conosciamo da tanti anni anche se non siamo mai stati amici. Cerca di chiudere la telefonata, ma non è cosa facile. Sento all'altro capo un vocione che grida ma io, ma io. Lui sbuffa silenzioso, spara qualche supercazzola, si arrampica sugli specchi ma alla fine capitola sotto quella cascata di ma io, ma io. Promette che si prenderà cura di una certa cosa. Sì, sì, immediatamente.
Il telefono squilla ancora. Puoi entrare, dice. Mi accomodo nella stanza del boss: mi scusi dottoressa, a quanto pare succedono tutte ora, dice il grande capo mettendo giù la cornetta. Ok dottore, faccia con calma, dico io pescando il cellulare dalla borsa. #faiunadomandaalpapa, l'hashtag del momento. Possibile? Lo era anche l'ultima volta che ho controllato, un paio di giorni fa. Boh, noi italiani siamo statici anche sugli argomenti di discussione. Non ho niente da chiedere al Papa. A quanto pare però tutti gli utenti di twitter a cui sono collegata sì. Leggo domande e considerazioni deliranti, il tempo passa. Alzo gli occhi e lui è lì, accanto al boss, che mi guarda storto da dietro le lenti spesse. Ma quando è entrato? Non me ne sono accorta. Gli sorrido, in fondo che mi frega? Lui risponde con un sorrisetto tirato. Ok, non me ne frega, ma mi viene lo stesso voglia di spaccargli la faccia. Questa persona è insopportabile, chiami lei dottore, dice lagnoso. Il boss lo guarda spaesato. Mi scusi dottoressa, le chiedo un'altra po' di pazienza. Si figuri, ma le pare, guardi vado qui fuori, vi lascio in pace. Al telefono il boss è in difficoltà, sento chiaramente i ma io, ma io fin dal corridoio. Non capisco il problema.
Lui esce inacidito all'ennesima potenza, lo sguardo furioso, la camminata isterica a chiappe strette. Incrocia una collega e le dice col tono più acido dell'universo: vedi di rispondere al telefono, stamani le ho prese tutte io. La collega non gli dà spago, dice sì sì e passa oltre. Lui nota che l'osservo. Sì ti osservo, ti giudico e scriverò un post su di te, non gli dico. Rientro dal boss, lui mi segue passando davanti per dirgli che la collega tal dei tali non risponde al telefono come dovrebbe. Il boss gli dà ragione e dice che non vuole riparlare mai più col tizio dei ma io, ma io. Allora dottoressa, come va? Bene, e lei? All'uscita mi affaccio a salutare l'ufficio. Mi attardo un minuto sulla porta a fare mente locale, lo faccio sempre. Ho preso tutto? Ho dimenticato qualcosa? Lui è sempre più nervoso, alza gli occhi dalla scrivania e scatta: allora? Cos'hai dimenticato? No, nulla. Controllavo e basta, mi pare di no. L'altra collega, nota nell'ambiente come psicopatica bipolare, mi sorride con comprensione. Rispondo al sorriso. Allora arrivederci, dice lui. Ciao a tutti.
A pranzo racconto la mattinata. Sono stata... ho fatto... Tutto ok? Sì, tutto ok, solo c'era il ragioniere... sì proprio lui, l'ho visto malissimo. Invecchiato e teso. Isterico all'ennesima potenza. Pure incafonito, ha fatto una partaccia a una collega con me lì di fronte.
Lo so, lo so, è colpa della russa.
La russa?
Sì la tizia con cui sta.
Gli sta puppando i soldi?
No, tutt'altro. Gli ha dato l'ultimatum.
Che ultimatum?
A cinquantasette anni basta vivere con la mamma, la russa non ne può più di fare la fidanzatina. E lui è andato in crisi.
Come fai a saperlo?
Me l'ha detto il boss al telefono. Si lamentava di avere tutto personale psicopatico, dice che a volte ha quasi paura a stare in studio...

05 marzo 2014

Rigurgiti di memoria


Il riciclo, ma porca miseria: il riciclo!
Cosa? Il ciclo?
Il ri-ci-clo! Non hai separato un cazzo.
Sì, ho separato. Il vetro, la plastica, l'indifferenziato, vedi?

26 febbraio 2014

Gara di demenza


Titolo e commenti a questo post sono una gara a chi è più demente. L'ultimo scrive "grazie a Dio". No, dico: "grazie a Dio". Ma come si fa?



Per la cronaca, la stessa cosa che dicevo sui ristoranti tipici a conduzione familiare la penso anche dei bar...