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Visualizzazione post con etichetta Blogger che scrivono libri. Mostra tutti i post
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29 agosto 2015

17 dicembre 2011

Il mondo deve sapere e io mi devo render conto meglio...


Qualche sera fa ho letto il libro di Michela Murgia Il mondo deve sapere. L'ha pubblicato diversi anni fa, ne avevo sentito parlare, ma all'epoca non aveva suscitato la mia attenzione. Adesso - complice una sacchettata di libri che mi è stata prestata da un'anima buona per affrontare le feste imminenti - ho avuto occasione di leggerlo. È una storia autobiografica ambientata sul lavoro, come riporta Wikipedia:
La protagonista del racconto viene assunta da un call center come telefonista; il suo compito è quello di vendere, attraverso tecniche di vendita invasive, un aspirapolvere, il Kirby. Le stravaganti tecniche motivazionali, il mobbing nei confronti dei dipendenti, le assurdità raccontate alle casalinghe al telefono e le reazioni delle stesse, le figure dei colleghi e dei capi vengono annotate e classificate, utilizzando un linguaggio colloquiale e uno stile ironico.
Si legge in un paio d'ore e secondo me ne vale la pena. In origine penso che fosse un blog, la struttura è quella e ogni tanto ci sono dei riferimenti ai post. Son rimasta solo un po' delusa dalla trama, perché mi auspicavo una nemesi finale che invece non avviene. Poi riflettendoci, credo che la protagonista abbia avuto la sua nemesi nella vita reale, proprio grazie alla pubblicazione del libro e allora va bene così.
Per il resto è il racconto di un mese di lavoro nel call center della Kirby, tra trucchi, manipolazioni, mobbing di un ambiente del genere, dove tutti, ma proprio tutti (titolare compreso), vengono plagiati con tecniche collaudate, in un perenne tentativo di lavaggio del cervello che nella maggior parte dei casi funziona alla grande.
Tempo fa ho raccontato di quando, per lavoro, ho partecipato alla composizione del testo di una telefonata-tipo "da call center" che poi i centralinisti avrebbero dovuto recitare ai potenziali clienti. Maremma, tutto uguale al libro, che tra varie cose, mi ha permesso finalmente di darmi una spiegazione plausibile sul perché anche nell'azienda dove lavoro ci sia uno psicologo fisso solo per fare i colloqui ai commerciali. Io cado dal pero e mi spiaccico a terra, perché si vede che sono bella matura. Ingenuamente, infatti, pensavo che l'azienda fosse in forte espansione e cercasse personale, invece la Michela Murgia mi ha aperto gli occhi sulla verità: abbiamo un turn over di venditori spaventoso e a quanto pare da manuale. Io per lavoro mi occupo di tutt'altre cose, queste dinamiche mi sfiorano solo di striscio, soltanto quando c'è da dare qualche parere tecnico, però mi mettono tanta tristezza addosso. L'unica telefonista che abbiamo in azienda è spiccicata al modello-ameba descritto nel libro della Murgia. Santo cielo, è impossibile farci un discorso. Qualsiasi discorso; fa impressione un tale concentrato di stolidità in un'unica persona. Pensavo che noi tecnici-nerd si fosse i disadattati di ogni situazione, ma non è così. C'è di peggio, di molto peggio. Perché è vero: al peggio non c'è mai fine. Il resto del call center, infatti, è in Tunisia e i ragazzi che ci lavorano hanno ordine di dire di essere mezzi francesi, se qualcuno chiede loro come mai abbiano l'accento "straniero". Io sono disgustata e sto mandando curriculum in giro, ma com'è noto non è il momento giusto, la crisi, il default, il fatto che ho quarant'anni, yawn. Lo sbadiglio è dovuto alla consapevolezza che non è mai stato il momento giusto per trovar/cambiar lavoro; son vent'anni e oltre che si passa da una crisi all'altra, da un "momento sbagliato" all'altro, da un'emergenza planetaria a una tragedia economica scampata per un pelo come adesso, senza soluzione di continuità. Forse è l'ora che mi svegli un altro po'. E non solo io.

25 settembre 2011

Libri di blogger che amo: l'ultimo della Susi e divagazioni sul tema

Questa estate l'ho dedicata quasi esclusivamente alla lettura di ebook, specialmente le ferie. Di solito alterno carta/pixel, ma questa volta mi sono portata in viaggio solo il magico lettore, con tutti i titoli che mi è parso, e non ho sofferto la solita sindrome da mancanza di letture vacanziere che mi compromette il relax dei giorni di riposo lontana da casa.
Mi piace leggere gli ebook: per i romanzi è l'ideale, il lettore mi permette di girare con un peso umano nella borsa, nonostante sia un modello vecchio e piuttosto massiccio.
Perciò sono stata entusiasta nello scovare per caso (sì, per puro caso, perché all'inizio lei mica lo diceva!) il terzo libro della Susi Brescia: Il bar a sud est.
La Susi è una blogger storica, di quelle che leggo da così tanti anni che nemmeno mi ricordo quando ho cominciato. Il libro si compra online qui. Io l'ho acquistato, l'ho caricato sul "lettorino" e infine ho fatto questa foto oscena col mio cellulare scrauso che non rende giustizia alla copertina che, a mio avviso, è molto bella e mi ricorda un certo dipinto di Kazimir Malevič che vidi in una mostra a Firenze, intorno al Novantuno o forse Novantadue, che ora non sono riuscita a ritrovare su Internet per fare un bel fotomontaggio come avrei voluto. Ma, visto che son passati vent'anni da quando lo vidi, forse quel quadro non c'entra un cavolo e io mi ricordo fischi per fiaschi. Boh. Non fa bene alla salute soffermarsi su certi dettagli del passato remoto e poi sto andando fuori tema.
La Susi sforna più o meno un libro all'anno e io ne sono fedele lettrice, perché scrive storie sempre piacevoli da leggere. Il bar a sud-est mi è piaciuto, secondo me vale la pena leggerlo. Poi mi piace come la Susi scrive e racconta i problemi del Sud; è critica, disillusa ma senza piagnistei. Brevemente: è la storia di un'amicizia tra due donne che nasce in modo inaspettato, ciascuna con i propri fantasmi e con il proprio retroterra di dolore bello peso. Lo sfondo è quello del mare di Puglia con all'orizzonte una vicenda drammatica a cui abbiamo assistito tanti anni fa e a cui sinceramente non pensavo più. E brava Susi!

Già che c'ero ho cercato l'altro post che scrissi sui libri della Susi, così c'è la panoramica completa delle sue pubblicazioni (perché lei mica le dice!). Mentre cercavo questo link ho trovato un post del 2008 sui blog che seguo e che hanno pubblicato dei libri: Blogger che pubblicano libri. Forse dovrei rifarne uno aggiornato, perché manca un sacco di roba; per esempio manca il libro della Orlà, Coming Out, una raccolta di racconti molto teneri sul tema: "è meglio essere nero che gay perché se sei nero non devi dirlo a tua madre" (cit. dalla quarta di copertina, qui il libro), che ho letto un po' di tempo fa, di cui non avevo scritto nulla. Ma faccio fatica a tenere il ritmo!