Crocifissi a tutti i costi che fanno rimpiangere i bei vecchi tempi delle nozze celtiche del Pota


A Padova il sindaco leghista, Massimo Bitonci, impone il crocifisso negli uffici pubblici e dichiara perentorio: "ora in tutti gli edifici e scuole un bel crocifisso obbligatorio regalato dal Comune. E guai a chi lo tocca".

Finalmente in questo paese disastrato, c'è qualcuno che ha in testa delle priorià chiare, deciso ad arginare con piglio pragmatico l'ondata saracena.


Però c'è qualcosa che non torna in questo iper-cattolicesimo leghista, messo in scena ad uso a consumo di quella parte dell'elettorato più suggestionabile e incline alle derive bigotte.

Io la Lega me la ricordo diversa, intenzionata (con sprezzo del ridicolo) - a dimostrare di essere una forza politica in aperto contrasto  con le tradizioni nazionali di stampo catto-terronico a cui eravamo assoggettati.

E la memoria non può non ritornare alla fine degli Anni Novanta, precisamente alle nozze dell'allora Segretario Roberto Calderoli (aka Pota) con Sabrina Negri, sorella del suo predecessore.
Attenzione: qui si parla di Lega Lombarda, anzi "Lumbard". Ossia la Lega verace, la forza politica che celebrava l'indipendentismo padano con la festa dei Popoli Padani dove era protagonista l'indimenticata ampolla con l'acqua del Po.
Altro che questi personaggi scialbi e impauriti di oggi che vanno ad appendere crocifissi col solo scopo di discriminare chi è straniero o di altra fede e poi via tutti a fare le comparsate belluine nei talk show nazionali dove vince chi grida di più.

Non dimentichiamo che a quei tempi i principali nemici da temere erano i terroni.
Dunque ecco la trovata pittoresca della "nozze padane", eseguite con "rito Celtico", d'ispirazione palesemente derivata dai fumetti di Asterix, a cui ha partecipato tutta la nomenklatura leghista dell'epoca. L'ex sindaco di Milano Marco Formentini in versione druido - come Panormix - col compito di offrire il sidro agli sposi, mentre Umberto 'Senatur' Bossi al pianoforte a intonare Va' pensiero (hit preferita della Lega per sostituire Fratelli d'Italia, perché schiava di Roma giammai).
Pare che Bossi, per fare le cose secondo la "tradizione" padana, avesse incaricato dei ricercatori universitari di indagare con accuratezza filologica le antiche cerimonie celtiche.
"Servono un braciere, qualche calice, due bracciali", il responso degli studiosi, sono sicura ricavato dalla lettura assidua delle vicende della tribù di Asterik il Gallico.

Detto fatto.

Con alcune licenze alla libera interpretazione e alla contemporaneità, venne organizzato il banchetto di nozze che in un primo momento, avrebbe dovuto essere tipo quelli al villaggio di Asterix. Poi il cinghiale di rito fu sostituito da un più pratico capretto, e il bardo da un'orchestrina in stile Anni '70 impreziosita dalla performance del Senatur che commosso - e un po' fuori di testa, diciamolo - dichiarava: "Finalmente una grande occasione storica per ricordare che non siamo latini, ma che fummo sconfitti dai latini. Domani mattina accompagnerò i miei figli alla prima scuola padana". E forse da quest'ultima frase si spiegano tante cose sullo sviluppo del Trota e del suo epilogo poco glorioso.

Ma non divaghiamo e torniamo ai celti.

Si diceva, un matrimonio veloce, con una formula nunziale minimalista: "Roberto (o Sabina) sarai la mia sposa (o il mio sposo). Giuro davanti al fuoco che mi purifica. Esso fonderà questo metallo come le nostre vite nuovamente generate".

A quel punto gli sposi lanciavano il metallo, ovvero due monete da 200 lire (niente sesterzi, Obelix avrebbe disapprovato) nel portavaso ardente, adibito a braciere rituale. Poi Formentini offriva agli sposi il calice, invitandoli a bere "il sidro che le mani delle nostre donne hanno spremuto dai frutti della terra genitrice".

Dopo il sidro, non seguiva lo scambio degli anelli, bensì quello - geniale - di bracciali, mentre il druido proclamava le parole sacre a consacrare il matrimonio: "il fuoco fonde la materia e le braccia degli uomini hanno forgiato il simbolo della vostra unione".

Ecco, adesso non mi torna questo cattolicesimo stressato e questo impuntarsi sui crocifissi.

Commenti

  1. vabbé ma nessuno rideva? Sabina, Roberto e Formentini tuttti seri e commossi? Anche quand osi parlava delle "nostre donne" (brrrr) che hanno spremuto il frutto della terra genitrice? Tu dici che era meglio?

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    1. Cara Gallinaccia, la cosa tragica è proprio questa: si prendono sul serio. Ci credono. Fossero manifestazioni ironiche, seguite poi da azioni incisive contro Roma ladrona, avrebbe avuto un senso. Invece si sono aggiunti di filato alla triste orda di cavallette che hanno banchettato a spese dei cittadini beoti (e troppo spesso conniventi).

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