Omissioni


Sono al tavolo di un bar del centro con Paola, agente immobiliare, o "real estate manager", come mi corregge sempre lei. Appassionata di pilates e meditazione, Cancro ascendente non ricordo, estrazione altoborghese, erede di un patrimonio cospicuo che le ha permesso di attraversare indenne questi anni di crisi e devasto sociale.

«Carino qui» dico, guardandomi intorno.

«Sì, è nuovo, ci vengo spesso, è un posto accogliente» dice lei, con gli occhi fissi sulla mia testa.

«Allora?» domando.

Siamo alla metà di un consulto importantissimo, e attendo il responso. Paola allunga una mano, prende una ciocca dei miei capelli, la esamina attentamente col piglio dell'entomologa. Infine la sentenza.


«Bagno di colore.»

«Bagno di colore?»

«Sì. Bagno di colore.»

«Ok, ma poi, che succede lavandoli spesso come faccio io?» domando confusa, consapevole di trovarmi in un territorio sconosciuto.

«Il colore va via più velocemente, certo. Ma prima di ritornare così bianchi bianchi ce ne vuole...»

«Ok.»

«Comunque il tuo parrucchiere di fiducia dovrebbe essere in grado di consigliarti meglio di me. Il mio conosce i miei capelli alla perfezione, infatti gli do sempre carta bianca...»

Annuisco con serietà, ma ometto di dirle che mi taglio i capelli in una bottega fatiscente gestita da cinesi che non parlano neanche tanto bene la nostra lingua, dove ogni taglio è un'avventura. Oramai so mimare benissimo: "scalati sul didietro". Posto economico, ma improponibile per qualsiasi richiesta più complessa. Specialmente se implica l'uso di sostanze chimiche sulla mia cute ultra-sensibile.

«Dove lo passi il Capodanno?» le chiedo per variare la conversazione.

«A casa della Gioli» dice Paola, «ma non ne ho tanta voglia. E poi lei in questo periodo è più strana del solito. Non so se vi siete viste di recente, ma è diventata isterica, scatta subito, per un nonnulla. Fa dei numeri psycho da non credere, e nessuno sa che cosa le stia succedendo.»

Annuisco seria, omettendo di dirle che io so benissimo che cosa frulla nella mente della Gioli.

«Te invece che farai l'Ultimo?» domanda.

«A cena con amici, dovrebbe risultare una cosa piuttosto carina; ho voglia di festeggiare quest'anno. Il Natale l'ho passato un po' troppo sottotono.»

«Davvero? E perché?»

«Perché praticamente sono stata chiusa in casa a bere tisane e basta, per giorni.»

«Sempre?»

«Sì.»

«Ma dai, sarai anche un po' uscita» dice lei, incredula.

«No, solo per lo stretto necessario» rispondo solenne.

«Ma dai...»

«Guarda» le dico, mostrandole lo smartphone:





«Capisco» dice senza scomporsi.

«Tu invece che cosa hai fatto in questi giorni?» le chiedo.

«Solite cose: a casa, parenti, figlia, toccata e fuga all'Abetone. Purtroppo non c'era la neve, quindi niente sci. Ma in fondo possiamo fare a meno di sciare, giusto?»

Annuisco, ma ometto di dirle che non ho mai sciato in vita mia.

Spelluzzico un po' del suo muffin con cannella, semolino e non ho capito che cos'altro.

«È buonissimo, vero?» dice lei controllando lo smartphone.

Annuisco ancora. Però ometto di dirle che il muffin non mi piace tantissimo, mi sembra una versione venuta male del ciambellone casalingo, mio dolce preferito in assoluto.

Poi guardo la mia amica e mi chiedo quante cose lei stia omettendo di dirmi. Così, solo per non rompersi le scatole più di tanto, oppure per non apparire lamentosa e spiantata.

È vero, cerchiamo sempre di dare una versione migliore di noi, mai come adesso ne sono consapevole. Ma sono altrettanto consapevole di non riuscirci mica tanto bene.





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