Il nazista decontestualizzato




Un'unica volta, perciò non mi ricordo il nome. L'ho dimenticato all’istante, durante le presentazioni.

Succede.

Era un ragazzo sulla trentina, magro, trasandato, pareva un ex punk degli Anni Ottanta teletrasportato in un lampo alla fine dei Novanta.
Barba?
Baffi?
Gobbo?
Boh, ricordo poco di lui, tranne quella svastica nera che all’improvviso sbucò da sotto la manica.

Ci rimasi malissimo. E come ci dovevo rimanere? Una svastica del cazzo.

Erano tempi meno ambigui di quelli che viviamo oggi. I fascisti stavano nelle fogne, figuriamoci i nazisti.

In quel frangente, però, non feci alcun ragionamento politico. Rimasi attonita, un po’ affascinata, vergognandomi subito. Dalla mia posso dire che non avevo mai visto una cosa del genere. Un tatuaggio a forma di svastica sull’avambraccio era oltre qualsiasi manifestazione di ignoranza possibile. Non mi capacitavo.

L’emblema del Male! Con la emme maiuscola.

Senza scomodare la Hannah Arendt, ricordo che mi fece tutt’altra impressione. Mi sembrò più che altro emblema del disagio e dell’auto-emarginazione a tutti i costi. ‘Na tafaziata di somma demenza, per dire.

Il tizio sembrava tranquillo. Anche questo mi spiazzava. I nazisti li sapevo molesti. Che c’entrava questo tipo silenzioso?

Iniziai a guardarmi intorno, perché c’era un neonazista in quell’occasione? Ce n’erano altri?

No, era da solo, ci misi un po’ a capirlo e ne fui sollevata.

L’occasione era una cena per un’amica ritornata da Londra per trascorrere le ferie a Firenze. Era una reunion di persone che non si conoscevano tra loro, che erano lì solo per festeggiare un’amica comune. Che tra l’altro è stata la prima tra i miei amici a trasferirsi all’estero, forever.

Il nazista era finito nella compagnia chissà per quale strano giro perverso di conoscenze. Perverso perché chi può avere tra le proprie conoscenze un tizio con una svastica tatuata sull’avambraccio?

Ricordo che alla cena l’interesse per il tizio con la svastica si affievolì subito, collettivamente. Il tizio era sottotono e fece tappezzeria per tutta le sera, forse fu per questo che nessuno si interessò alla sua presenza più di tanto.

Di solito, infatti, questi soggetti stanno sempre in branco, si muovono tra di loro nei loro circuiti di marginalità e disagio, non si mischiano con la gente normale e quando lo fanno è solo per rompere i coglioni al prossimo. Mi si perdoni il francesismo, ma qui ci sta tutto.

Ricordo che quel tipo non disse una parola o quasi per tutta la sera, però fu tranquillo.

Nessuno degli invitati gli disse nulla sulla svastica tatuata, anche se la notarono tutti.

In effetti non c’era nulla da dire: che gli vuoi dire?

Sono passati tanti anni da quella sera e, dio solo sa perché, oggi ho ripensato a quella cena estiva e surreale tra i tetti di Firenze, col nazista decontestualizzato.
Chissà se il tizio ha ancora la svastica tatuata sul braccio, chissà se ha cambiato idea, chissà se non si sente un po’ stronzo.

Commenti

  1. Ti dirò, temo più i nazisti senza svastiche tatuate e quindi evidenti.
    Anzi, le svastiche tatuate sul corpo mi paiono indice di un'incertezza sulla propria appartenenza, una sorta di promemoria a se stessi incisa sul corpo per non dimenticarsi di essere qualcosa che (forse) non ci si sente interiormente.
    Forse è che il momento è talmente confuso, che c'é una tale manipolazione delle ideologie e dei segni, che le etichette e i simboli finiscono per apparirmi tutti meno pericolosi dei fatti e della realtà.
    Che sventola nomi democratici e perfino altamente umanitari, mentre condanna alla morte non per razza, solo per censo e per solvibilità.
    Poi c'é questo: si è mai visto un comunista vecchio stampo tatuarsi falce e martello sul corpo?
    Non ne ho memoria.
    Eppure, oltre ai miioni di morti nei campi di lavoro e rieducazione sovietici, chi oggi sbandiera nel proprio nome un titolo "democratico", ha per anni campato con fondi sovietici e sostenuto, senza fare un solo plissé, proprio quel comunismo stalinista che oggi finge, cambiando nome, di nemmeno aver mai conosciuto.
    Brutto momento quello in cui non sai più chi è davvero il nemico dal quale proteggersi.
    Sono i nazisti? Sono i fascisti? Sono i comunisti (sì, esistono ancora, proprio come esistono nazisti e fascisti)?
    Temo i collaborazionisti in giacca e cravatta (o in loden), quelli che non hanno bisogno di darsi una definizione o indossare un'etichetta, per farti del male.
    Spesso molto male...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oddio, non sono più abituata ad avere commenti che li vedo con troppo ritardo! Questa è una vicenda successa un mucchio di tempo fa, una vita fa, uno Zeitgeist fa. 
      Il mio post era sulla sorpresa di trovare qualcuno che si è fatto tatuare una svastica in un posto visibile. A parte lui, l'unico che ho mai visto con un tatuaggio del genere è il protagonista di "American history x", il personaggio di un film, appunto.

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