Altre pagine

26 marzo 2018

5 libri che ho letto a febbraio


La scomparsa di Majorana di Leonardo Sciascia per Adelphi. A dire il vero si tratta di una rilettura perché ricordo con fastidio che ce lo fecero leggere obtorto collo alle medie. Invece è un libro pazzesco, che ti prende grazie all'inquietudine che traspare dalla vita di questo genio che aveva intuito l'orrore e aveva scelto di sparire prima che fosse troppo tardi, e grazie anche alla ricostruzione storica meticolosa e allo stesso tempo di ampio respiro.
"È un libro bello proprio perché non è una indagine, ma la contemplazione di una cosa che non si potrà mai chiarire" (Pasolini)
Voto 5 traghetti:





Quello che rimane di Paula Fox per Fazi Editore. Solo un commento ché non ha senso raccontare la trama di un libro così: oddio che bello. Voto: cinque siringhe di antitetanica 💉💉💉💉💉





Fire and Fury di Michael Wolff, più che altro presa dalla curiosità destata dal clamore dell'uscita di questo libro. Lo colloco a metà strada da House of Cards e una riunione di condominio. Se solo la metà della roba che contiene è vera, siamo tutti nella cacca. Voto: tre operai della Rust Belt in attesa della riapertura delle gloriose miniere di carbone




Il caso David Rossi di Davide Vecchi ed. Chiarelettere. Tempo fa l'avevo preso a caso, da uno scaffale alla libreria della stazione, mentre aspettavo un Frecciarossa in ritardo. A malavoglia l'avevo rimesso a posto, per correre a prendere il treno. Però mi è rimasto il pungolo di finirlo. Racconta l'indagine sulla morte del manager MPS, custode di tanti segreti della banca più antica del mondo, oggi sprofondata negli scandali. Una morte strana, mai indagata correttamente, con rilievi sciatti, prove mai esaminate oppure distrutte a tempo record. Uno dei tanti misteri italiani, dice l'autore. Una vicenda, quella dell'MPS, che è già costata allo stato un visibilio e che non ha ancora finito di ritornarci sui denti. Voto quattro teste di cavalli scossi:




La grande truffa di John Grisham ed. Mondadori. Un po' didascalico, personaggi abbastanza tagliati con l'accetta, intreccio bizantino ma scorrevole. Non so se sia solo una mia impressione, ma la storia mi è sembrata più tirata via sul finale, rispetto alla parte iniziale. Niente di eccezionale, tuttavia è stata una lettura divertente; interessante il racconto sui livelli assurdi nell'infognamento di debiti studenteschi degli universitari americani. Voto: tre mazzette di verdi bigliettoni



24 marzo 2018

5 libri con cui ho iniziato il 2018

Ho deciso di raccogliere in pratici post vecchio stile i libri che leggo e che di solito pubblico, a uno a uno, su Facebook e Twitter, provvisti di microrecensione e voto contestualizzato. Comincio con i primi cinque che ho letto (o che ho finito di leggere) quest'anno. I prossimi cinque titoli tra qualche giorno.





Dopo una vita ho riletto Ma gli androidi sognano pecore elettriche? di Philip K. Dick per Fanucci Editore. Porca miseria, che bello. Capolavoro, direi. E pensare che in tutti questi anni non avevo mai avuto voglia di riprenderlo in mano perché ricordavo uno stile di scrittura legnoso. Che bischera. Voto: cinque caprette se le merita tutte



Serpenti a sonagli di Irvine Welsh, ed. Tea. Raccolta di racconti ambientati per lo più nelle zone desertiche degli USA. Preferisco di gran lunga Irvine Welsh quando rimane in Scozia dove a mio avviso si muove come un dio, tuttavia alcune di queste storie non sono male. Mi è piaciuta in particolare l'ultima: la tassidermia è un tema intrigante per il nostro. Voto tre teschi di caprone del deserto:



Kitchen Confidential di Anthony Bourdain per Feltrinelli. Divertente, scritto bene (non credevo), parla di cucine e ristoranti, argomento a cui sono poco interessata e infatti a un certo punto ho iniziato ad annoiarmi un po' delle vicende di fornelli, godendo solo della prosa che scorre via, liscia e vivace come piace a me. Voto tre cosce di pollo cotte a puntino:



Elegia Americana di J.D. Vance ed Garzanti racconta la storia di una famiglia povera bianca e americana della Rust Belt, quelli che nell'iconografia condivisa hanno sempre denti malmessi + case di legno scrostato, e che hanno fatto svoltare Trump alle elezioni. Molto, molto bello, anche per capire meglio tante cose sull'America. Voto 4 villici statunitensi:
🌾🌾🌾🌾




Storie dal mondo nuovo di Daniele Rielli per Adelphi. È una raccolta di reportage di vario genere, uno più bello dell'altro. Specialmente quello sull'Albania e l'ultimo, sull'Alto Adige e i suoi rapporti con il resto del Paese. Voto 4 carte jolly: 🃏🃏🃏🃏

23 marzo 2018

Non pensiamo nemmeno a fare scherzi col Ponte Vecchio

L'assessore al turismo del Comune di Firenze, Paola Concia, valuta la possibilità di installare dei sensori contapersone sul Ponte Vecchio.
Brivido lungo la schiena seguito da intensa sensazione di fastidio.
Durante alcune ore del giorno c'è un casino bestia sul Ponte Vecchio, è vero, specialmente adesso che è primavera, ci sono le gite, le minivacanze, la Pasqua si avvicina, ecc.
Però percepisco anche un primo, prudente, "passettino" verso il numero chiuso, argomento che ricorre regolarmente in Palazzo Vecchio.
Oltre un tot. di persone non si passa più, concetto espresso anche dalla politica nazionale, ricordo l'exploit di Dario Franceschini quando scoprì che a Venezia e Firenze ci sono un monte di turisti.
Mi appare davanti agli occhi un'immagine odiosa dei tornelli piantati nella pietra serena.
Anche se si assicura il contrario, "servirà ad analizzare i flussi, non a limitare gli accessi", io non mi fido. Il Ponte Vecchio deve essere libero e aperto. Se poi in certi momenti strabocca di turisti, pazienza. È gente che paga per venire a Firenze, non possiamo fargli trovare tutto "balzellato e gabellato", per spennare il pollo il più possibile. Quando la turista sono io, mi infastidisco tanto quando mi sento presa per il portafoglio.
La gente si scoccia e va altrove.
La misura, oltre a servire per calcolare quante persone attraversano il ponte, dovrebbe aiutare anche a capire chi attraversa il ponte per turismo, per lavoro o per altri motivi.
Fastidio e insofferenze intensi.
Da fiorentina che vive e paga le tasse a questa città bella ma esosa, vorrei che il Comune considerasse un mio diritto fondamentale l'essere libera di nuovermi liberamente (e gratuitamente) il più possibile sul territorio cittadino. E dunque anche attraversarre a piedi il Ponte Vecchio tutte le volte che mi pare e piace, senza dare spiegazioni a nessuno.
Nel corso degli anni, il centro di Firenze, piano piano, impercettibilmente, "per il nostro bene" perlamordiddio, è diventato sempre più difficile da fruire.
Ormai è una zona blindata, i parcheggi per gli scooter si riducono sempre di più, gli autobus fanno giri sempre più astrusi, al punto che la toccata e fuga per far due passi e qualche acquisto è diventata quasi impossibile.
Ora, a me - come a tanti - piace andare in centro a passeggiare, fare acquisti, e mi piace passare dal Ponte Vecchio quando mi pare, fermarmi a leggere alla biblioteca del Palagio di Parte Guelfa, attraversare in libertà il cortile di Palazzo Strozzi.
Tutte attività che vorrei continuare a fare gratis, senza alcuna ulteriore limitazione spazio/temporale, ché a Firenze di limitazioni ce ne sono già abbastanza. Dunque non facciamo scherzi.

PS: Ma quanto è bello il soffitto dell'emeroteca di Palagio Parte Guelfa?


17 marzo 2018

Post periodico sull'essenza del (mio) blog

Tanto tempo fa - quando ancora c'era Splinder, per intendersi - tra noi "blogger incalliti" si usava dire che "ogni cambio di template è un passo verso l'abbandono del blog". Ora, non ricordo se l'espressione fosse proprio questa, però era la sostanza del ragionamento. Figuriamoci allora che cosa avrebbe potuto scatenare il cambio di piattaforma: un salto nell'abisso. E poi in fondo gli si voleva anche bene all'inesorabile:



E allora si rimaneva tutti su Splinder, perché migrare altrove avrebbe portato a delle conseguenze terribili, fino al rifiuto dell'amata creatura su cui, almeno io, scrivevo tutti i santi giorni. Ho talmente assimilato questo modo di ragionare che il mio blog è rimasto praticamente uguale nel tempo.
Tutta questa premessa - prolissa e nostalgica, secondo lo stile della casa - per dire che adesso mi sono un po' rotta le scatole e sto valutando altre piattaforme, per capire meglio. Piattaforme blog che siano al di fuori dei social network, dove - sarà la vecchiaia, chissà - amo stare ogni giorno di meno e rimango su Facebook solo perché col tempo ho costruito una rete minuscola di contatti gradevoli, iper selezionati, che mi piace leggere e commentare. C'è da dire che buona parte di questi sono ex-splinderiani della prima ora, come lo sono io.
Comunque "faccio cose e mi muovo", nello specifico cerco alternative, scrivo, cancello, provo, apro e chiudo, collego, leggo recensioni, valuto altri nick, altri colori (bianco, voglio un blog bianco, perdio).

15 gennaio 2018

Tentativo di truffa porta a porta: Bartolini & co. per conto di Eni

Suonano il campanello in due, un ragazzo e una ragazza.

Lui è alto, lei ha i capelli scuri, lunghi e lisci.

- Chi è? - Chiedo affacciandomi alla finestra.
- Prego, venga ad aprire, siamo qui per l'adeguamento del contratto - dice la tipa perentoria, come se avesse poco tempo da perdere e fosse lì per farmi un piacere.

Sono le 14:30 e mi trovo da sola in casa dei miei genitori in zona Firenze Sud.

Non so di cosa si tratti, né chi siano questi due. Ma non sono a casa mia, dunque vado ad aprire la porta per capire meglio.

La tizia si presenta, solo il nome naturalmente, mi dà la mano. La ignoro mentre leggo la targhetta stampata ad aghi: Bartolini & Co., in un angolo il simbolo dell'Eni.
Lei si ripresenta, sempre e solo il nome.

- Bartolini? - chiedo fissando quella targhetta di riconoscimento che mi puzza di finto lontano un chilometro.
- Bartolini è l'agenzia, siamo Eni - risponde lei risoluta, un po' scocciata.

Guardo ancora la targhetta stampata in casa: Bartolini & Co., mi ricorda qualcosa. Boh.

- Bartolini, l'agenzia di viale Giannotti - aggiunge lei, irritata che non la conosca.

Viale Giannotti è qui vicino, forse conosco davvero quell'agenzia.

Ma no, ci stavo per cascare come una bischera.

- Siamo qui per l'aumento del suo contratto. Il 5% dal primo gennaio. Le è arrivata la comunicazione per lettera, vero? - dice lei.

- Guardi, non mi interessa. - dico.

- Che cosa non le interessa? - incalza lei sempre più scocciata.

- Quello che ha da propormi. - rispondo pronta e attenta a non usare il verbo "vendere" sennò comincia la solfa su fatto che non ti vogliono vendere niente, ecc. ecc.

- Io non le propongo niente, sono qui per il suo contratto, le è arrivata la comunicazione in bolletta da Eni, per l'aumento del 5% - dice lei decisa, tirando fuori un tablet.

- Ho detto che non mi interessa - ripeto.

- Se non lo facciamo adesso poi dovrà venire in viale Giannotti - dice lei, quasi stizzita.

- Ho detto che non mi interessa, buongiorno. - E chiudo la porta in faccia ai due.

Cerco su Google: naturalmente di Bartolini & Co. concessionari Eni in viale Giannotti a Firenze non c'è traccia.

Mi preoccupo un bel po' perché non so quanto anziani come i miei genitori riescano a respingere questi truffatori, che sono sempre più aggressivi e facce di culo.