La moda dei libri e il book crossing viaggiando in India


Statistiche, giornali, blog di settore, ci ricordano continuamente il dramma dei numeri del mercato dei libri in Italia, dove nessuno legge più un cavolo*, tranne pochi (naturalmente sbagliatissimi) autori mainstream, e dove aleggia il misterioso analfabetismo di ritorno che ci porterà inesorabilmente tutti a votare Salvini e a chiuderci in casa per la paura della nostra ombra.

Esagerazione? Certo. Tuttavia è questo lo scenario apocalittico che viene fuori, forte e chiaro, se si trascorre un po' di tempo sui social, seguendo gli hashtag più gettonati in tema di editoria e lettura. In questo coro di prefiche amanti dell'odore della carta, c'è un aspetto trasversale che mi colpisce:

È vero che nessuno legge più, ma è altrettanto vero che i libri vanno sempre più di moda. I libri come oggetto cartaceo, intendo.

A parte casi di idolatria ai confini del ridicolo (sempre seguendo certi hashtag), i libri spopolano proprio in quanto oggetto di arredamento, al pari delle stampe cinesi e delle piante da appartamento.


E questo lo sappiamo da tempo immemore; i libri comprati a metraggio da architetti impegnati in ristrutturazioni prestigiose, non sono una novità. L'anno scorso scrissi che avrei voluto passare le feste di Natale chiusa in una biblioteca perché i libri sono un ottimo isolante da freddo e rumori.

Ed ecco l'articolo sul Venerdì di ieri dove si celebrano gli hotel del mondo pieni di libri, quelli in cui è - addirittura - possibile dormire circondati da volumi.

Quali volumi?

Boh, libri.

Tra questi ci sono anche ex biblioteche prestigiose, riconvertite in camere d'albergo, dove si può trascorrere una notte in mezzo agli amati volumi, in alcuni casi anche a prezzi abbordabili.

Forse nella vita ho letto troppo Tommaso Labranca, ma l'articolo sul Venerdì mi ha provocato insofferenza mista a palletico.

L'articolo poi finisce in bellezza, raccontando di un magico hotel di Reykjavik, il Bed and Book, nelle cui stanze ci sono libri a disposizione degli ospiti e c'è addirittura uno (1) scaffale per lo scambio dei libri: "...a special bookshelf dedicated to sharing...".

Santo cielo.

Scambiare.

Ora il cosiddetto "book crossing" è una pratica vecchia quanto il cucco. Si trovano bibliotechine per il prestito e lo scambio dei libri in tanti campeggi e hotel anche in Italia, per esempio.

Tanti - ma non tantissimi - anni fa ho viaggiato un po' in India da sola, con il classico zaino in spalla. Gli spostamenti sui treni erano infiniti e in quei frangenti macinavo letture a non finire. Quando mi fermavo in qualche villaggio cercavo una bancarella dei libri, così mollavo i volumi finiti in cambio di quel che trovavo in italiano, più qualche soldo per il libraio.

Non era uno scambio sterile, infatti dovevo sempre raccontare la trama del libro che stavo lasciando, in modo che il libraio potesse raccontarla ai clienti futuri.

In quel viaggio mi portai "Microservi" di D. Coupland e decisi di abbandonarlo a metà lettura, perché mi deprimeva troppo. Mi sembrava, infatti, di essermi portata in vacanza le beghe dell'ufficio.

Varkala, foto da hydtimes.blogspot.in

Lo lasciai a un libraio di Varkala, un villaggio nel sud-ovest dell'India, nella regione del Kerala. Non era una libreria vera e propria, ma una bancarella improvvisata a fianco di un bar.

Raccontai al libraio che non lo avevo finito perché mi metteva addosso tristezza e mi pareva che i rompicoglioni dell'ufficio fossero tutti lì, in viaggio con me.

Mentre parlavo mi accorsi che il tipo mi guardava stranissimo, con una gravità che mi sembrò esagerata. Cercai di sorridere, scherzavo, era solo una storia che non avevo voglia di leggere in quel momento della mia vita.

Ma prima che potessi spiegarmi meglio, il libraio mi mostrò uno scaffale dell'esposizione che era pieno di copie di "Microservi" nelle lingue più disparate.

A quanto pare eravamo tanti nerd a girare in India, tutti con lo stesso libro alienante nello zaino. Glielo lasciai senza prendere niente in cambio, ero al top del mainstream, proprio come un personaggio del Labranca, appunto.

Comunque Varkala è un posto bellissimo, tranquillissimo secondo la mia esperienza, un po' far west secondo altre opinioni. Per la cronaca, il bar della rissa di cui si parla nel post è proprio quello che era accanto alla libreria.





* L'Italia divisa tra chi legge e chi no, C. Raimo.

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