SEO e abbiocco: analisi di alcune tecniche casarecce di promozione online

Searching for Utopia

Polpette a pranzo e una naturale, lieve sonnolenza dopo il caffè. Fuori tempo che promette male, sole e nuvoloni neri. Il tempo che appena metti il naso fuori ti fa pentire di aver abbandonato il divano.

Allora mi dico: approfittiamone per leggere qualcosina online per migliorare le performance del mio gattasorniona punto blogger, ecc.

Praticamente un momento di "auto formazione".

Un allarme fuffa ha iniziato a trillare nella mia mente, diventando sempre più insistente. Incurante, l'ho spento con un gianduiotto.

Perché è da un po' che ci penso, insomma, di rimettere questo blog a regime. Lo so gli antichi splendori sono andati, perduti come lacrime nella pioggia, ma cercare di migliorare un po' in termini di visibilità e robe così mi sembra un obiettivo tutto sommato accettabile. Con questo spirito proattivo mi addentro nel magnifico mondo delle infografiche e dei blog di settore.



Prima di tutto il titolo dei post, bisogna farci attenzione: è un elemento importantissimo. L'ho letto tante volte.

Io invece non ci faccio mai attenzione, ovvio, scelgo titoli che mi piacciono, solo in base al mio gusto.

E questo è un male.

Qualsiasi social coso lo confermerebbe disgustato.

Niente paura, questa infografica sui migliori titoli per un post, cade a fagiolo:


Vabbè, è in inglese, ma lo sforzo di traduzione è minimo, i suggerimenti si possono sfruttare tranquillamente anche per i post in italiano.

E la parte titolo è fatta.

Mi premio con un mandarino prima di passare al succo del discorso: il miglior modo di scrivere un post.

Attacco un paio di articoli, ma poi decido di lasciar perdere. Se non mi diverto e rilasso a scrivere un post, allora non vedo il punto di scriverlo, né di lasciare aperta la baracca.

Quindi niente briglie sulla composizione del testo. Faccio quel che cavolo mi pare.

Sarà quel che sarà.

E dopo?

Cosa fare?

La promozione online.

Adesso ci vorrebbe un social coso, penso. Mi guardo alle spalle come se ci fosse Norman Bates pronto ad accoltellarmi.

Ma sto cercando un approccio casalingo e allora ecco un'altra bella infografica:


Dopo un'intro con i soliti consigli che fanno anche un po' ridere, tipo: "non far finta di essere ciò che non sei", cominciano i consigli veri e giusti, sull'essere regolari con le pubblicazioni, per esempio.

Giusto, non riesco a mantenere una regolarità, ma condivido il suggerimento. Essere completamente d'accordo fa guadagnare lettori?

Poi si passa alla parte succosa: come ci si comporta sui social.

Dunque.

Su Facebook, un linkino e via sul profilo non va bene. In effetti lo fanno tutti. L'infografica suggerisce di aggiungere il post al profilo, alla pagina di lavoro (certo, così mi licenziano per manifesta demenza), ai gruppi che si frequentano (nessuno, ma chi ha tutto 'sto tempo?) e infine anche una passata di "ad" a pagamento.

Praticamente un impegno gravoso.

E siamo solo a Facebook.

Passo curiosissima a vedere cosa si debba fare su Twitter. Lì è addirittura un'odiessea.

Ciascun post, per un mese, deve essere twittato due-tre volte al giorno, magari cambiando il testo del tweet per confondere e non annoiare i miei tre follower in croce.

Pinterest invece consiglia di creare una bacheca specifica per i propri post, e forse questo ha più senso, se solo non mi facesse fatica iscrivermi a Pinterest o verificare di avere già un account aperto in un momento di entusiasmo e abbandonato lì all'istante.

Poi passa a Linkedin, ma salto a piè pari.

Linkedin è il male.

Mi ci ero iscritta per gioco, come Gatta Sorniona, ho ricevuto spam per mesi e ho rotto le scatole a tutti i miei contatti in rubrica.

Mi sono dovuta scusare a uno a uno per email. Una noia, una fatica. Per questo ho lasciato perdere Linkedin: più che virale mi pareva molesto.

Infine G+, ma più che altro per i "seo benefits" che per creare interesse e condivisioni. Ne deduco che G+ sia un ecosistema popolato esclusivamente da gente che lavora nelle agenzie web e ha siti da posizionare.

Poi, si passa ai sevizi di bookm

Ops.

Perdonatemi, mi sono ricordata di avere un'urgenza.  


Im-pro-cra-sti-na-bi-le.




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