Diario del ripostiglio: loading di primavera



Dalla finestra, osservo il cielo grigio col sole di questa strana giornata, mentre aspetto davanti al vecchio computer dell'archivio. Una scritta lampeggiante sullo sfondo nero ripete: Loading, Loading...
Prima di potermene andare, libera nel mondo, devo attendere che un certo servizio interno finisca di caricare gli aggiornamenti di rito.
Una roba lunga: ne avrò ancora per tre quarti d'ora, credo.
Ma non mi posso muovere, devo stare qui in caso si blocchi qualcosa o appaia uno di quei "messaggi strani" che mandano fuori di testa la collega psicopatica e la spingono a telefonarmi in preda al panico, gridando come un'ossessa che tutto sta andando a rotoli, come se l'edificio fosse in fiamme.

Il capo mi ha chiesto cortesemente di vegliare il cervellone fino al completamento del processo. Mi pagherà, naturalmente, anche se sa che non c'è davvero bisogno di me in versione badante dello scassone, l'aggiornamento è lineare e dà soltanto qualche sporadico messaggio di alert. Basta leggerli e scegliere con calma "continua". Mi ha chiesto di rimanere solo per prevenire le eventuali urla scomposte di psycho.
Crediamo tutti che lo faccia apposta, altrimenti non si spiegano certe sue reazioni. Però fatichiamo a capire il motivo o i motivi che la spingono ad agire così.
Anche il ragioniere è qui in studio, nella sua stanzetta in fondo, però adesso ha gente. Prima mi sono affacciata per un caffè, ma l'ho sorpreso in compagnia del sosia grasso di Oscar Giannino. Un'impressione. Mi sono ritratta come quando Fantozzi posa lo sguardo su Mariangela, mentre lanciavo al ragioniere un'occhiata di solidarietà. Che lui non ha colto.
Il tizio pare che sia un commercialista con cui stanno tentando di venire a capo di una bega titanica, di cui non voglio sapere niente. Il ragioniere mi piace con la mente sgombra dal lavoro, ma ingombra dei suoi tentativi editoriali e delle sue iniziative culturali borderline che adoro.
Per oggi meglio lasciarlo al suo destino e rimanere sul pezzo di quest'aggiornamento (wow, mezz'ora!), chiusa nel mio stanzino preferito dello studio, quello che confina con l'hotel tre stelle malfamato, da cui adesso sta arrivando una specie di lamento sommesso.
Sembra una cantilena, decido di non preoccuparmene più di tanto. L'altro giorno, per tutto il pomeriggio, ci sono state due volanti della polizia parcheggiate davanti all'ingresso.
La collega psycho era spaventata a morte, se ne voleva andare a casa, sicura che di punto in bianco qualcuno si sarebbe messo a sparare in strada, e lei sarebbe rimasta uccisa da un proiettile "rimbalzino".
Inutile qualsiasi tentativo di farla ragionare.
Ma adesso sono io a  smaniare, il "mi band s1" mi avverte che mi mancano ancora quasi 4000 passi all'obiettivo di oggi.
Desiderio di una passeggiata vigorosa, come piacciono a me.
Sento una voce nel corridoio. È il ragioniere che si congeda da Oscar.
Il portone che si chiude.
Psycho dice che si sente male.
Il ragioniere non risponde.
Mi affaccio e vedo psycho che fotografa una scatola di medicine. Il ragioniere la guarda schifato. Poi la posta su Facebook, tutta intenta a studiare uno status da impatto "acchiappalike".
- Hai fatto? - mi chiede il ragioniere.
- Si quasi.
- Preparati, usciamo insieme.
- Ok.
Usciamo, ignorando psycho che ci sta informando che quella medicina le causa meteorismo. Dice esattamente così. Entriamo nell'ascensore salutandola con un cenno.


Commenti

  1. Il fascino indiscreto delle interfacce di una volta!!!!!!!

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